Il SIGNORE ti benedica e ti protegga!
Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio!
Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace! (Numeri 6:24-26)

Chiesa Evangelica Valdese

UNIONE DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI

Rimini e diaspora Romagna

Giovanni 15: 1-10 Predicazione di Maria Pia Panzavolta (membro di chiesa)

Giovanni 15
1 «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. 2 Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3 Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. 4 Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. 5 Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6 Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7 Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. 8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. 9 Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10 Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.

Isaia 5,1-7
1 Io voglio cantare per il mio amico il cantico del mio amico per la sua vigna.
Il mio amico aveva una vigna
sopra una fertile collina.
2 La dissodò, ne tolse via le pietre, vi piantò delle viti scelte,
vi costruì in mezzo una torre,
e vi scavò uno strettoio per pigiare l'uva.
Egli si aspettava che facesse uva,
invece fece acini acerbi.
3 Ora, abitanti di Gerusalemme e voi, uomini di Giuda,
giudicate fra me e la mia vigna!
4 Che cosa si sarebbe potuto fare alla mia vigna
più di quanto ho fatto per essa?
Perché, mentre mi aspettavo che facesse uva,
ha fatto acini acerbi?
5 Ebbene, ora vi farò conoscere
ciò che sto per fare alla mia vigna:
le toglierò la siepe e vi pascoleranno le bestie;
abbatterò il suo muro di cinta e sarà calpestata.
6 Ne farò un deserto; non sarà più né potata né zappata,
vi cresceranno i rovi e le spine;
darò ordine alle nuvole
che non vi lascino cadere pioggia.
7 Infatti la vigna del SIGNORE degli eserciti è la casa d'Israele,
e gli uomini di Giuda sono la sua piantagione prediletta;
egli si aspettava rettitudine, ed ecco spargimento di sangue;
giustizia, ed ecco grida d'angoscia!


L'allegoria della vite è familiare ai profeti di Israele. Osea, Isaia, Ezechiele  paragonano il popolo d'Israele alla vite piantata da Dio. Il testo più espressivo è forse il canto della vigna di Isaia 5,1-7.
La vigna piantata e coltivata con tanta cura ma che, alla fine, non dà frutto è il popolo d’Israele che subisce la sconfitta e la deportazione come conseguenza per aver abbandonato gli insegnamenti e la strada indicata da Dio. L’amara conclusione della parabola diventa un giudizio per il tradimento di Israele che ha prodotto ingiustizie e violenze invece di giustizia e fedeltà. Il canto della vigna è costruito con quattro scene:
Prima la cura appassionata del contadino, un forte investimento economico, umano, affettivo il cui finale però è amaro:i frutti non sono quelli sperati, bei grappoli, ma acini acerbi.
In seguito, il profeta invita gli ascoltatori a giudicare i fatti, a capire di chi sia la colpa per il fallimento. Non certo la mancanza di cure da parte del vignaiolo che ha fatto tutto cio’ che era in suo potere per curare bene la vigna.
Poi la condanna unanime della vigna la cui punizione si concretizza nell’abbandono. Lasciata senza protezione, senza cure e senza amore, la vigna si trasforma in un deserto, diventa un terreno incolto dove regnano il caos e la violenza.
E infine l’applicazione della parabola ad Israele. Gli ascoltatori, coinvolti prima a fare da giudici, si ritrovano ora ad essere gli accusati, chiamati a verificare le loro scelte di vita. Ancora una volta la fede è legata non a un culto esteriore  ma alla giustizia e alla rettitudine.  Questi sono i frutti che Dio, il vignaiolo, si aspetta dalla sua piantagione preferita, la comunità dei credenti in lui. Sono i frutti che Gesù ha chiesto di produrre anche alla Chiesa, nuova vigna del Signore del capitolo 15 dell’Evangelo di Giovanni dove Gesù riprende l'allegoria ma in modo radicalmente nuovo. Gesù si presenta come Colui nel quale si realizza il progetto di Dio. Il Padre è il vignaiolo che ha piantato la vite e ad essa ha comunicato tutto il suo amore. Gesù è la vite vera perché Lui porta il frutto atteso dal vignaiolo, Lui realizza il sogno per il quale il vignaiolo aveva piantato la vigna. Gesù è il ceppo autentico, la vite autentica, e tutti i discepoli sono i tralci: la comunione di Gesù con i discepoli, una comunione intensa, ricca di vita, è la realizzazione del progetto del Padre. Ma questa realizzazione avviene perché il Padre stesso ha comunicato tutto se stesso al Figlio e il Figlio lo ha accolto, ha risposto con il dono totale di sé al Padre. Senza questa relazione tra il Padre e il Figlio non ci sarebbe la fonte della linfa vitale di cui vive la vite vera, che dal ceppo passa ai tralci perché essi portino frutti abbondanti. L'unica condizione è rimanere in Lui.
Non dobbiamo credere che questa espressione "rimanere in Lui" abbia un significato  autoreferenziale e che quella che riteniamo la nostra testimonianza nel mondo sia piu’ importante che non lasciare che Lui operi in noi, sia come singoli individui che come comunità.
Si diventa discepoli con la fedeltà, con la perseveranza, con la preghiera, con il desiderio appassionato di portare nel nostro intimo ma anche in famiglia, al lavoro, nella scuola, alle persone care, la novità travolgente dell’Evangelo, giorno dopo giorno perché l'esperienza cristiana non consente l'accumulo o l'approvvigionamento di fede.

"Senza di me non potete fare nulla": il rischio fondamentale, legato alla nostra dimensione umana, è l'autosufficienza, il voler fare da sé, quasi l'aver paura di Dio,  come se il rapporto con Dio condizionasse la realizzazione dell'uomo. Invece Cristo è l'offerta d'amore del Padre, perché chi rimane in Lui sperimenti la libertà e la pienezza della vita.
"Rimanere in Lui"  è dunque il valore fondamentale. Non per niente il verbo "rimanere", talvolta tradotto con “dimorare”,  ritorna così frequentemente in questo brano: dieci  volte in pochi versetti. "Rimanere" non è soltanto essere "accanto" o "con" ma essere nell'altro e non significa un semplice "restare" statico oppure sentire l'obbligo di non abbandonare un luogo. Esprime invece l'unione intima, la coabitazione di Gesù nei suoi discepoli e dei discepoli in Lui, in una dimensione dinamica di relazione, di ascolto, di trasformazione interiore che genera poi la trasformazione di tutta la nostra vita. Il frutto atteso dal vignaiolo, che la vite vera produce,  è l'amore, la comunione, che fa dei discepoli un popolo unito, una comunità di fratelli, il popolo di Dio.
In Isaia 5,  leggiamo la commovente descrizione delle cure che l’amico dell'Eterno ha per la sua vigna  piantata, coltivata e mantenuta con la più tenera sollecitudine, che però non ha prodotto in conclusione che acini amari, immangiabili e senza pregio. Questi versetti, indirizzati da Isaia al popolo di Israele e, per estensione, a tutto il suo popolo, ci fanno  riflettere sulla nostra ingratitudine ed inadeguatezza.  Come se il Signore, dopo tutta la Grazia che ha riversato su di noi, ci chiedesse con tristezza: Che avrei potuto fare di più per voi di quello che ho fatto? Non ero forse in diritto di aspettarmi qualche buon frutto da parte vostra? E tuttavia non avete prodotto nulla!
Al contrario della vigna del canto di Isaia, ora noi conosciamo il mezzo per portare frutto, cioè rimanere in Cristo. L'infinita bontà di Dio dona all'uomo la possibilità di non sprecare la propria vita in un susseguirsi di giorni insignificanti o, peggio, di opere malvagie, ma di colmarla di senso mettendosi in rapporto con lui, e rimanendo con lui in una comunione di fede e di amore. E solo così, al contrario della vigna del libro di Isaia, avremo  la vendemmia migliore di tutti i tempi!

 

AMEN


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