Il SIGNORE ti benedica e ti protegga!
Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio!
Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace! (Numeri 6:24-26)

Chiesa Evangelica Valdese

UNIONE DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI

Rimini e diaspora Romagna

Isaia 57- sermone in occasione dei 500 anni della Riforma a Rimini. Past. Daniela Di Carlo

Isaia 58,7-12

7 Non è forse questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame,
che tu conduca a casa tua gli infelici privi di riparo,
che quando vedi uno nudo tu lo copra
e che tu non ti nasconda a colui che è carne della tua carne?
8 Allora la tua luce spunterà come l'aurora,
la tua guarigione germoglierà prontamente;
la tua giustizia ti precederà,
la gloria del SIGNORE sarà la tua retroguardia.
9 Allora chiamerai e il SIGNORE ti risponderà;
griderai, ed egli dirà: "Eccomi!"
Se tu togli di mezzo a te il giogo,
il dito accusatore e il parlare con menzogna;
10 se tu supplisci ai bisogni dell'affamato, e sazi l'afflitto,
la tua luce spunterà nelle tenebre,
e la tua notte oscura sarà come il mezzogiorno;
11 il SIGNORE ti guiderà sempre,
ti sazierà nei luoghi aridi,
darà vigore alle tue ossa;
tu sarai come un giardino ben annaffiato,
come una sorgente la cui acqua non manca mai.
12 I tuoi ricostruiranno sulle antiche rovine;
tu rialzerai le fondamenta gettate da molte età
e sarai chiamato il riparatore delle brecce,
il restauratore dei sentieri per rendere abitabile il paese.

 

Samo nel 28° secolo. Alpha, una metropoli rivoluzionaria in continua espansione, dove esemplari di specie provenienti da diversi angoli dell'universo vivono in un regime pacifico di condivisione del sapere, assistono con i loro occhi ai risultati dell'incredibile progresso tecnologico e scientifico, che emerge dal diffuso benessere della comunità. Tuttavia, dopo secoli di pace e prosperità, qualcuno sta tentando di frenare questo progresso e innescare il crollo dell'intero sistema. Il comandante delle forze umane concede a Valerian e Lorrein, inviati speciali per il Governo dei Territori Umani, il compito di mantenere l’ordine nell’Universo. Agli agenti sul campo vengono concesse meno di dieci ore di tempo per individuare ed estirpare l'origine della minaccia.

In ballo c’è la questione dell’energia (come oggi motivo reale di guerre) prodotta da alcuni piccoli animali del popolo dei Miù, popolo sterminato all’improvviso e che ora vive nascosto.

Valerian e Lorrein diventano, come dice il nostro testo biblico, riparatori di brecce e fanno sì che la pace possa essere conservata ancora a lungo.

(Trama del film “Valerian e la città dei mille pianeti” del regista Luc Besson)

I riparatori di brecce sono necessari nel passato, come nel presente e nel futuro.

Perché nella storia dell’umanità c’è sempre bisogno dei riparatori di brecce? Perché l’umanità ha un enorme difficoltà a vivere all’interno della giustizia pensata per noi da Dio.

Isaia ci racconta del gruppo di coloro che erano rimpatriati dall’esilio che affronta il compito della ricostruzione del tempio e della città; il culto sta ora riprendendo tutta la sua importanza, ma con esso vanno di pari passo gravi ingiustizie sociali anche a causa di un gruppo di uomini che osserva le norme religiose ma con una ipocrisia di fondo.

Questo atteggiamento ipocrita produce un secondo gruppo di persone, coloro che sono discriminati, mancano di cibo e di vestiti, sono oppressi mediante l’usura e lo sfruttamento a causa delle quali perdono i loro beni e la loro stessa libertà.

Il grande sogno del ritorno sembra oramai realizzato, il popolo adora il solo JHWH, ma non si è attuato un nuovo rapporto tra le persone. Tutti quei mali che i profeti avevano denunciato sono ancora presenti nella comunità, uniti a pratiche rituali che danno loro la falsa presunzione di essere graditi a Dio, mentre in realtà sono lontani da lui. I beni materiali si trovano ancora nelle mani di un gruppo ristretto di persone che se ne servono senza alcun riguardo per coloro che ne sono privi.

In questa situazione il Terzo Isaia sottolinea come non abbia alcun senso ricostruire gli edifici materiali se prima non si ricostruisce la comunità, che è il vero tempio in cui Dio abita dando a tutte/i la possibilità di partecipare a quei beni che Dio ha messo a disposizione dell’umanità.

La rinunzia al cibo non è di per sé stessa qualcosa che piaccia a Dio se quanto è risparmiato non viene ridistribuito tra tutti i bisognosi. Ma più a monte il profeta richiede una lotta costante contro ogni tipo di ingiustizia. Non basta quindi il semplice gesto della condivisione, ma si richiede di saper identificare le cause della povertà per poterle eliminare. Solo così si darà vita a una comunità risanata, che diventa il modello di una liberazione alla quale è chiamata tutta l’umanità.

Isaia ci parla della riscoperta del mishpat, di un ordine di giustizia compassionevole che Dio ha creato e da cui dipende in sostanza, in profondità, il bene comune.

La mishpat significa, più che la punizione degli errori, il dare alle persone i loro diritti.

Nell'Antico Testamento mishpat descrive l'assunzione della cura e della causa di vedove, orfani, immigrati e poveri, coloro che sono stati chiamati "i vulnerabili".

Nelle società premoderne, agrarie, questi quattro gruppi non avevano alcun potere sociale. Vivevano a livello di sussistenza ed erano le prime persone a patire la fame se c'erano carestie, invasioni o disordini sociali.  Chi sono le persone vulnerabili oggi? Il rifugiato, il lavoratore migrante, i senzatetto, le donne e gli anziani ma anche noi stessi che abbiamo paura del terrorismo diffuso o delle cose negative che possono accaderci. La mishpat, la giustizia, di una società è valutata da come vengono trattate le persone vulnerabili. Qualunque negligenza mostrata verso di loro non é una mancanza di misericordia o di carità, ma una violazione della giustizia, di mishpat.

Perché dovremmo essere preoccupati per le persone vulnerabili? Perché Dio è preoccupato per loro. Accanto alla mishpat occorre la tzadeqah che si riferisce a una vita di relazioni giuste nella quotidianità. Solo quando queste due parole, tzadeqah e mishpat, sono legate insieme, danno origine alla "giustizia sociale".

La tzadeqah permette di “riparare le brecce” riaprendo le strade della comunicazione tra i popoli, tra le differenze, eliminando ciò che intralcia la costruzione di un mondo vivibile per tutte/i. Noi, ma anche le nostre chiese, oggi siamo coloro che riparano le brecce e costruiscono ponti, è questa la nostra missione.

Noi siamo come Valerian e Lorrein i riparatori di brecce e come comunità ripariamo attraverso la tzadeqah, le buone relazioni che possiamo istaurare tra noi, per poi uscire nel mondo di tutti giorni forti della compagnia di Dio.

Questo sarà il programma per quest’anno: diventeremo riparatori di brecce.

Come lo faremo? Impegnandoci con tutte le nostre forze e tutta la nostra creatività.

E in ciò che faremo, in compagnia di Dio, ci metteremo ogni nostra forza per costruire buone relazioni che riparino le brecce del nostro mondo ferito dalle guerre e dalle paure.

In questo modo, come dice Isaia, saremo pieni di luce e la nostra guarigione germoglierà come un giardino sempre annaffiato.

Amen


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