Il SIGNORE ti benedica e ti protegga!
Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio!
Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace! (Numeri 6:24-26)

Chiesa Evangelica Valdese

UNIONE DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI

Rimini e diaspora Romagna

2 Corinzi 6, 1-10- sermone in occasione della Giornata delle Libertà - past. Giuseppina Bagnato

2 Corinzi 6: 1-10

 

IN RICORDO DEL MOVIMENTO NON VIOLENTO

guidato dal pastore MARTIN LUTHER KING JR.


1 Come collaboratori di Dio, vi esortiamo a non ricevere la grazia di Dio invano;

 2 poiché egli dice: «Ti ho esaudito nel tempo favorevole, e ti ho soccorso nel giorno della salvezza». Eccolo ora il tempo favorevole; eccolo ora il giorno della salvezza!

 3 Noi non diamo nessun motivo di scandalo affinché il nostro servizio non sia biasimato;

 4 ma in ogni cosa raccomandiamo noi stessi come servitori di Dio, con grande costanza nelle afflizioni, nelle necessità, nelle angustie,

 5 nelle percosse, nelle prigionie, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni;

 6 con purezza, con conoscenza, con pazienza, con bontà, con lo Spirito Santo, con amore sincero;

 7 con un parlare veritiero, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra;

 8 nella gloria e nell'umiliazione, nella buona e nella cattiva fama; considerati come impostori, eppure veritieri;

 9 come sconosciuti, eppure ben conosciuti; come moribondi, eppure eccoci viventi; come puniti, eppure non messi a morte;

 10 come afflitti, eppure sempre allegri; come poveri, eppure arricchendo molti; come non avendo nulla, eppure possedendo ogni cosa!

 

Letture bibliche (collegate al tema)

Matteo 5, 1-11

Isaia 49, 1-13

 

"The time is now."

Questa è la frase che su un volantino scuro con caratteri rossi era stata attaccata sotto il microfono della diciottenne Emma Gonzales ieri (17 febbraio 2018) durante il suo discorso pubblico, a seguito della sparatoria in Florida presso una scuola pubblica che ha fatto 17 vittime. Un discorso rivolto all'America e al presidente Trump. Tanti ragazzi, genitori e gente comune a far sentire la propria voce.

Era giovedì mattina quando ascoltando Deutschland Kultur Radio in streaming,  ho sentito il presidente Trump dichiarare che nessun americano doveva sentirsi insicuro e in pericolo in USA. Per questo "contro chi fa uso delle armi bisogna armarsi". Poi la polemica con FBI e ieri il discorso di Emma che richiama al senso di responsansabilità comune e civile, spece di chi governa: “Se il presidente vuole venire da me e dirmi in faccia che è stata una tragedia terribile,  come questo non avrebbe mai dovuto accadere... (...) e gli chiederò con gioia quanti soldi ha ricevuto dal Associazione nazionale del fucile, per la sua campagna elettorale.”

Diciott’anni ed essere sopravvissuta e ora lì su una montagna assieme a molti a chiedere di fermare le armi.

Subito dopo l’attentato fascista di Macerata, qui nell’Italia di qualche settimana fa, Matteo Renzi scriveva su Twitter che “l’assunzione per ogni anno di 10mila tra carabinieri e poliziotti è la risposta

Dove stiamo guardando? Chi stiamo ascoltando? A chi stiamo rispondendo?

Nel 2006 è stato pubblicato un saggio di Gorge Lakoff, docente di scienze cognitive e linguistica all’università di Berkeley, dal titolo “Non pensare all’elefante”. Lakoff analizza le categorie che formano il nostro pensiero e il nostro linguaggio, che ne determinano i concetti e ciò che è significativo per noi.

In questo saggio spiega perché la destra è capace di comunicare agli elettori e la sinistra no.

L’elefante è il simbolo dei repubblicani americani e la lezione che Lakoff “impartisce” ai democratici è semplice: “quando state discutendo con i vostri avversari non usate mai il loro linguaggio”. Quel linguaggio, infatti, evoca una frame (cornice), un quadro di riferimento che riflette un'altra visione del mondo, quella dell'avversario, che l'autore associa all'idea di nazione del "padre severo" nei repubblicani in contrapposizione a quella democratica del "genitore premuroso".

 

Il modello del padre severo ci dice: il mondo è un posto pericoloso e lo sarà sempre perché lì fuori c'è il male, la vita è difficile e il mondo è competitivo. Ci saranno sempre vincitori e perdenti, la ragione assoluta e il torto assoluto e, soprattutto, i bambini nascono cattivi e non sanno quello che è giusto, quindi vanno educati in modo rigoroso. Quello che serve in questo tipo di mondo è un padre forte e severo capace di proteggere. Il bambino deve solo ubbidire perchè senza questa disciplina il mondo andrebbe in malora.

Il modello del genitore premuroso che, secondo Lakoff, costituisce il frame di riferimento dei democratici vede entrambi i genitori responsabili nell'educazione dei figli.

Si presuppone, poi, che i bambini nascano buoni e possano diventare migliori ed il dovere dei genitori è educarli a diventare premurosi nei confronti degli altri. Se teniamo ai nostri figli dobbiamo stabilire con loro un buon rapporto e per questo la comunicazione deve essere aperta e reciproca. Se viviamo in una comunità, il servizio e la collaborazione con la stessa diventano dei valori.

Scrive l’apostolo Paolo:

Come collaboratori di Dio, vi esortiamo a non ricevere la grazia di Dio invano

 

Tutto il senso di questo brano biblico bellissimo, si fonda sulla fatica di Paolo di essere testimone fedele non di un messaggio politico e fazioso, non di voler portare verso la propria causa e la propria leadership la gente, ma verso Dio.

Il Dio della riconciliazione, dell’unità, della giustizia disarmata di cui ha reso testimonianza in tutta la lettera, con tutta la sua vita, per il quale piegherà le proprie ginocchia in preghiera fino alla morte.

In questa lettera fa un discorso appassionato, contro la sua volontà, per difendersi dagli avversari e affermare la sua sola dipendenza da Cristo.

Paolo vuole a tutti i costi conservare l’unità della chiesa  (in greco ekklesia = comunità) e usa accenti diversi, passa da parole di amore a rimproveri pur rimanendo fermo nel suo proposito. Questa lettera ha sempre fatto parte degli scritti paolini, fatto parte della nostra storia di attesa , di un cammino mai finito.

La salvezza non è un traguardo, non ha un tempo: la salvezza è una conquista quotidiana. Essa dobbiamo ricercare continuamente, lottare per la salvezza. Più chiaramente

come servitori di Dio, con grande costanza nelle afflizioni, nelle necessità, nelle angustie, nelle percosse, nelle prigionie, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni; con purezza, con conoscenza, con pazienza, con bontà, con lo Spirito Santo, con amore sincero

Secondo alcuni, discorsi come questi possono essere intesi meglio, fatti propri, se sostituiamo al noi, l’io.

Non credo: è un tradire il piano di salvezza di Dio, la sua pedagogia comunitaria, la storia di questi testimoni che ci hanno portato su una montagna per evocare la giustizia e il diritto in mezzo a noi.

Noi siamo, non io sono.

Siamo comunità e bisogna comprendere Dio a partire dalla sua presenza nel mondo.

Non c’è un Dio personale: c’è un Dio che si rivela e parla di Riconciliazione per tutto il mondo. Dio e la sua giustizia si palesano nella nostra vita, nella storia. Paolo è un precursore delle frames di Lakoff.

Paolo non vuole usare il linguaggio dell’avversario per vincere. Paolo usa il solo linguaggio, quello autentico di cui si fa portavoce: il linguaggio del Risorto.

con un parlare veritiero, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria e nell'umiliazione, nella buona e nella cattiva fama; considerati come impostori, eppure veritieri; come sconosciuti, eppure ben conosciuti; come moribondi, eppure eccoci viventi; come puniti, eppure non messi a morte; come afflitti, eppure sempre allegri; come poveri, eppure arricchendo molti; come non avendo nulla, eppure possedendo ogni cosa!

La destra e la sinistra con le armi della giustizia: scudo e spada sono la parola di pazienza, ascolto e resilienza di Dio.

 

Ci fu un uomo che negli anni Sessanta dello scorso secolo guidò un popolo unito in cima a una montagna. Ogni razza, ogni credo si piegava in una preghiera affinché il diritto e la giustizia scorressero come fiumi.

Nel 1963 nel suo scritto “the Sword that heals” affermava che l’unica arma che in grado di guarire fosse la non violenza. Martin Luther King afferma che i diritti dei negri potevano essere ottenuti non attraverso le armi, per mezzo di una parola che predicasse l’occhio per occhio, ma aprendo gli occhi alla gente.

Era questo il messaggio dei primi cristiani, non violenti che rispondevano alle violenze del mondo e alle tensioni delle proprie comunità, rifiutando di uccidere l'oppressore.

Ogni morto, ogni sofferente vittima e vincitore in questo processo avrebbe reso noto al mondo il messaggio di cambiamento per il quale avevano sacrificato la loro vita.

Cinquant’anni fa Martin Luther King fu assassinato.

Si è fermato il mondo? Il movimento per la riconciliazione e la salvezza?

Paolo fa appello ai corinzi che dimostrano di essere generosi in parole ma nelle azioni si fermano. Erano stati davvero convertiti alla causa di Dio? E noi?

Risplendeva nel loro agire la forza di una parola che ti porta a dire: come afflitti, eppure sempre allegri; come poveri, eppure arricchendo molti; come non avendo nulla, eppure possedendo ogni cosa!...?

E noi dove siamo? Perché non c’è mai stato un altro modo di vivere la fede se non al fianco degli ultimi, per la lotta della giustizia di Dio in una comunità che unisce.

Anche noi possiamo far nascere questo cambiamento, ma possiamo farlo solo se, come scrive Paolo, partiamo da un noi.

Noi possiamo se non crediamo di essere soli o unici detentori della verità di Dio.

Noi possiamo se non abbiamo paura di ricominciare, di osare un linguaggio nostro, non dell’avversario: il linguaggio di Dio.

La salvezza si fa prossima quando siamo suoi collaboratori nell’annuncio di Dio.

Dio salva, ci salva da noi stessi, ci porta lungo le vie della salvezza per poter annunciare il tempo favorevole; il giorno della salvezza!

Il Signore benedica il ricordo vivo nelle nostre coscienze dei suoi servi e delle sue serve che ancora oggi fanno appello al nostro agire per la riconciliazione.

Amen

Inni (Innario Cristiano - ed. Claudiana e bilingue "Let's sing together")

148 Vieni in mezzo a noi (Trautwein)

78   Our darkness (Taizè)

48   Immensa grazia (Newton)

131 Sol Cristo è della chiesa (Wesley)

87   Here I am Lord (Schutte)

339 This is my song (Sibelius)

 

L'8 gennaio 2008 a Nashua (USA) il candidato presidenziale BARAK OBANA teneva un discorso pubblico facendo appello alle tradizioni e alle culture degli americani come un solo popolo responsabile del cammino verso la giustizia. Nelle sue parole facevano eco le lotte degli schiavi e degli abolizionisti, i messaggi non violenti di Martin Luther King Jr, la certezza che insieme, uniti si può cambiare.

ECCO un estratto di quel discorso e la risposta di quanti ne furono ispirati.

 

VIDEO:

https://www.youtube.com/watch?v=jjXyqcx-mYY

https://www.youtube.com/watch?v=Wai6OM3YKTk

 

 

 


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