Il SIGNORE ti benedica e ti protegga!
Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio!
Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace! (Numeri 6:24-26)

Chiesa Evangelica Valdese

UNIONE DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI

Rimini e diaspora Romagna

1 Samuele 2,1- 10 - Mediazione in occasione della Pasqua - moderatore past. Eugenio Bernardini

Allora Anna pregò e disse: «Il mio cuore esulta nel SIGNORE, il SIGNORE ha innalzato la mia potenza, la mia bocca si apre contro i miei nemici perché gioisco nella tua salvezza.
 2 Nessuno è santo come il SIGNORE, poiché non c'è altro Dio all'infuori di te; e non c'è ròcca pari al nostro Dio.
 3 Non parlate più con tanto orgoglio; non esca più l'arroganza dalla vostra bocca; poiché il SIGNORE è un Dio che sa tutto e da lui sono pesate le azioni dell'uomo.
 4 L'arco dei potenti è spezzato, ma quelli che vacillano sono rivestiti di forza.
 5 Quelli che una volta erano sazi si offrono a giornata per il pane, e quanti erano affamati ora hanno riposo. La sterile partorisce sette volte, ma la donna che aveva molti figli diventa fiacca.
 6 Il SIGNORE fa morire e fa vivere; fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire.
 7 Il SIGNORE fa impoverire e fa arricchire, egli abbassa e innalza.
 8 Alza il misero dalla polvere e innalza il povero dal letame, per farli sedere con i nobili, per farli eredi di un trono di gloria; poiché le colonne della terra sono del SIGNORE e su queste ha poggiato il mondo.
 9 Egli veglierà sui passi dei suoi fedeli, ma gli empi periranno nelle tenebre; infatti l'uomo non trionferà per la sua forza.
 10 Gli avversari del SIGNORE saranno frantumati; egli tonerà contro di essi dal cielo; il SIGNORE giudicherà l'estremità della terra e darà forza al suo re; innalzerà la potenza del suo unto» (1Sa 2:1-10)

 


All’inizio di ogni nuovo anno del calendario ebraico (normalmente in settembre), la tradizione ebraica legge la storia di Sara, moglie di Abramo, di Rebecca, moglie di Isacco, di Rachele, moglie di Giacobbe e di Anna, moglie di Elcana. Così facendo, mette al
centro dell’attenzione liturgica la storia di donne sterili che presentano a Dio la loro disperazione, il loro senso di sconfitta, di grande amarezza esistenziale. Ma che cosa ci fa, nel nostro lezionario “Un giorno una Parola”, la lettura della storia di Anna (1 Samuele 2,1- 10) nel giorno di Pasqua? La scelta si può spiegare con il suo canto di ringraziamento a Dio – che sarà ripreso nel Magnificat di Maria, la madre di Gesù (Luca 1,46-55) – a quel Dio specializzato nel capovolgimento della sorte: «che fa morire e fa vivere; fa scendere
nel soggiorno dei morti e ne fa risalire» (2,6).
La storia di Anna è la storia non solo di una difficoltà biologica (il non poter avere figli), ma anche di un pesante giudizio sociale: una donna sposata senza figli, nella società antica, significava essere una persona senza particolare valore. E che, nel caso di Anna, deve
anche vivere all’ombra dell’altra moglie di Elcana, Peninna, che invece è particolarmente prolifica. E’ vero che suo marito Elcana la ama lo stesso e cerca di consolarla: «Non valgo forse io per te più di dieci figli?» (1,8). Ma questa dichiarazione non aiuta Anna a uscire
dalla sua amarezza. Il racconto ci dice che ella aveva l’animo pieno di profonda tristezza quando parla al Signore piangendo dirottamente (1,10). E qui, quando la sua storia disperata tocca il fondo, quando l’ultima risorsa è rappresentata dal rivolgersi a Dio, la storia prende un nuovo inizio. Per Anna, che concepirà il piccolo Samuele, inizia con questa nascita il tempo della gioia ma anche della riconoscenza: «Signore se avrai riguardo verso la tua serva e ti ricorderai di me, se mi darai un figlio, io lo consacrerò al Signore per tutti i giorni della sua vita…» (1,11). E così è stato.
Il canto di Anna è la gioia prorompente di una rinascita, di un nuovo inizio che, a viste umane, sembrava impossibile: « Il mio cuore esulta nel Signore… perché il Signore è un Dio che sa tutto e da lui sono pesate le azioni degli uomini» (2,3). Ero morta e sono rinata. Non si tratta però di una rinascita facile, a buon mercato. Anna dà il figlio Samuele al sacerdote
Il racconto è sintetico ma possiamo facilmente im maginare i lunghi giorni dell’attesa e dell’incertezza e, insieme, la tenacia della sua speranza. Riprendere la sua storia – o quella di altre persone che sono state esaudite nelle loro preghiere e nelle loro lotte – deve renderci vigili verso una certa facile consolazione religiosa, verso la tentazione di sminuire la realtà di sofferenza di chi soffre, oggi come ieri, perché prima della rinascita c’è la lunga marcia nel deserto della sofferenza. La marcia, cercando Dio e la sua risposta, può essere molto faticosa. Il deserto può essere più lungo e profondo del previsto.
Né si pensi che l’itinerario di Anna, come di ogni credente, sia solo spirituale, privo dell’orizzonte della storia e della quotidianità sociale. Il canto di Anna non è solo un canto che esprime gioia esistenziale: «L’arco dei potenti è spezzato… Dio alza il misero dalla polvere e innalza il povero dal letame… gli empi periranno nelle tenebre…». L’inno alla vita che il suo canto racchiude non è solo la preghiera della sua rinascita personale per essere stata esaudita, ma ha anche un preciso spessore sociale: come la sua vita è stata capovolta perché Dio ha agito, così è possibile per ogni vita, se Dio agisce.
Nel cammino di Pasqua, ripetiamo fiduciosamente con Anna: “Il Signore fa morire e fa vivere; fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire.


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