Il SIGNORE ti benedica e ti protegga!
Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio!
Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace! (Numeri 6:24-26)

Chiesa Evangelica Valdese

UNIONE DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI

Rimini e diaspora Romagna

Esodo 3:1-15 - in occasione dell'anniversario della morte del rev. M.L. King Jr.- Giornata della Legalità. Past. Giuseppina Bagnato

Esodo 3:1-15

Mosè pascolava il gregge di Ietro suo suocero, sacerdote di Madian, e, guidando il gregge oltre il deserto, giunse alla montagna di Dio, a Oreb.2 L'angelo del SIGNORE gli apparve in una fiamma di fuoco, in mezzo a un pruno. Mosè guardò, ed ecco il pruno era tutto in fiamme, ma non si consumava. 3 Mosè disse: «Ora voglio andare da quella parte a vedere questa grande visione e come mai il pruno non si consuma!» 4 Il SIGNORE vide che egli si era mosso per andare a vedere. Allora Dio lo chiamò di mezzo al pruno e disse: «Mosè! Mosè!» Ed egli rispose: «Eccomi». 5 Dio disse: «Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro». 6 Poi aggiunse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio d'Abraamo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe». Mosè allora si nascose la faccia, perché aveva paura di guardare Dio.7 Il SIGNORE disse: «Ho visto, ho visto l'afflizione del mio popolo che è in Egitto e ho udito il grido che gli strappano i suoi oppressori; infatti conosco i suoi affanni. 8 Sono sceso per liberarlo dalla mano degli Egiziani e per farlo salire da quel paese in un paese buono e spazioso, in un paese nel quale scorre il latte e il miele, nel luogo dove sono i Cananei, gli Ittiti, gli Amorei, i Ferezei, gli Ivvei, e i Gebusei. 9 E ora, ecco, le grida dei figli d'Israele sono giunte a me; e ho anche visto l'oppressione con cui gli Egiziani li fanno soffrire. 10 Or dunque va'; io ti mando dal faraone perché tu faccia uscire dall'Egitto il mio popolo, i figli d'Israele». 11 Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire dall'Egitto i figli d'Israele?» 12 E Dio disse: «Va', perché io sarò con te. Questo sarà il segno che sono io che ti ho mandato: quando avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, voi servirete Dio su questo monte». 13 Mosè disse a Dio: «Ecco, quando sarò andato dai figli d'Israele e avrò detto loro: "Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi", se essi dicono: "Qual è il suo nome?" che cosa risponderò loro?» 14 Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono». Poi disse: «Dirai così ai figli d'Israele: "l'IO SONO mi ha mandato da voi"». 15 Dio disse ancora a Mosè: «Dirai così ai figli d'Israele: "Il SIGNORE, il Dio dei vostri padri, il Dio d'Abraamo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi". Tale è il mio nome in eterno; così sarò invocato di generazione in generazione.

 

Il testo biblico ci chiede di spostarci verso un monte. Esso parla alle generazioni d’Israele: bambini divenuti adulti senza mai conoscere l’amore di chi li aveva generati. L’unico linguaggio familiare era quello della violenza, l’unica lingua parlata quella del violentatore.

Dopo quattrocento anni di schiavitù in Egitto, quale degli dei dei loro padroni, stava loro rivolgendo la sua chiamata? Quello che mai Mosè avrebbe immaginato di udire era la parola di un Dio che conosceva così bene lui e le generazioni. Un Dio che usava parole buone. Un Dio che ricordava loro che le prime parole rivolte al mondo furono d’amore e che per questo intendeva rinnovare la loro memoria:"Dunque, se ubbidite davvero alla mia voce e osservate il mio patto, sarete fra tutti i popoli il mio tesoro particolare; poiché tutta la terra è mia; e mi sarete un regno di sacerdoti, una nazione santa". Queste sono le parole che dirai ai figli d'Israele». (Exo 19:5-6 NRV)

L’uomo sulla montagna, Mosè, risponde a chi lo chiama per nome: “Eccomi”. È l’inizio della relazione con Dio e del primo gesto di cura e protezione «Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro». Attraverso questa rivelazione, Mosè improvvisamente impara la storia della sua discendenza e ne comprende la propria responsabilità. Poi disse: «Ti prego, Signore, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, venga il Signore in mezzo a noi, perché questo è un popolo dal collo duro; perdona la nostra iniquità, il nostro peccato e prendici come tua eredità». (Exo 34:9 NRV)

In ebraico eredità si dice “investimento”. Investire su qualcuno significa promuovere la sua formazione in vista di un progetto buono che lo attende.

Ogni albero porta frutto nella sua stagione, recita il salmo 1.

Il valore di questa rivelazione sul monte attorno a cui si struttura l’intero tessuto relazionale d’Israele, risiede nella sua funzione pedagogica: maturare oggi per ciò che si rivelerà il bene presente e futuro.

Ecco l’investimento. Il come della chiamata di Dio deve essere fissato nella mente di ogni generazione. Iddio parla a Mosè perché il popolo impari ad uscire dalla sua piccola storia personale e si renda cosciente che per giungere alla libertà collettiva si richiederà un percorso in cui ognuno di noi ha gli strumenti per produrre il cambiamento: la presenza di Dio in mezzo a noi (l'IO SONO).

Ma come leggere e narrare questa storia? Il rischio è che la memoria venga solo celebrata: idealizzata. Gli Israeliti rimpiangeranno nel deserto la loro schiavitù: illudendo loro stessi con un ricordo falsato. Noi oggi come chiese ricordiamo l’impegno di cui siamo portati: il rispetto della legge per i diritti umani di tutti e il creato.

Ma cosa accade se la legge è manipolata a favore del più forte e il debole ne è vittima?

Può il credente non agire di fronte all’ingiustizia?  Non è forse l’indifferenza un peccato?

Chiudere gli occhi o salire sopra una montagna ad annunciare la giustizia e la misericordia?

Memoria ed eredità. Il 4 aprile 1968, 50 anni fa veniva assassinato Martin Luther King Jr.

Lo scorso 27 marzo è morta Linda Brown la prima bambina che riuscì a studiare in una scuola di bianchi in piena campagna anti-segregazionista. Era il 1954 quando la corte Federale dichiarava illegale le segregazioni nelle scuole americane.

Ma nel 1963 Martin Luther King scriveva “Why we can wait?”: a 100 anni dalla emanazione del XIII-XIV e XV emendamento (1863), gli States prendevano ancora tempo per non riconoscere i diritti degli afro-americani.

Colui che aveva guidato il popolo americano sul monte, che credeva che l’unica arma contro la violenza fosse l’amore scriveva una lettera dal carcere in risposta ai pastori bianche che pur dimostrando simpatia per la causa dei neri, ritenevano che non fosse giusto violare la legge. King replicava:


“Voi esprimete grande ansietà rispetto al fatto che io abbia infranto la legge (…) la risposta soggiace nel fatto che ci sono due tipi di legge: giusta e ingiusta. (…) sono d’accordo con Sant’Agostino che una legge ingiusta non è affatto una legge. (…) Una legge ingiusta è inflitta ad una minoranza e il risultato è che viene loro negato il diritto di voto; il risultato è che non hanno alcun ruolo nell’emanare o modificare la legge. Chi può affermare che la legislatura dello stato dell’Alabama, che ha creato una legge segregazionista, è stato democraticamente eletta? Dappertutto in Alabama ogni tipo di metodo perverso è stato usato per impedire ai Negri di registrarsi per votare e ci sono dei posti in cui, anche se i negri costituiscono la maggior parte della popolazione, non un singolo nero è stato registrato. Sono stato arrestato con l’accusa di aver marciato senza permesso. Non c’è nulla di sbagliato nel richiedere in un’ordinanza il permesso per marciare. Ma essa diviene ingiusta se usata per mantenere la segregazione e negare ai cittadini: il privilegio garantito dal primo emendamento di una pacifica assemblea e di protesta. (…) Voi dite: «Sono d’accordo con lo scopo che cerchi di perseguire; ma non sono d’accordo con i metodi di un’azione diretta.» Coloro che paternalisticamente credono che si possa stabilire il tempo della libertà di un uomo; coloro che hanno una concezione leggendaria del tempo e costantemente consigliano ai negri di aspettare per una “stagione migliore” hanno una comprensione superficiale. È questo è più frustrante se viene dalle persone di buona volontà piuttosto che dell’assoluta incomprensione delle persone di cattiva volontà. Ho cercato di dimostrare che è normale e salutare che il malcontento posso essere incanalato in una via d’uscita creativa di azione diretta non violenta. Non fu Gesù un estremista per amore? «Ma io vi dico: amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi maltrattano e che vi perseguitano.»E Amos un estremista per la giustizia? «Scorra piuttosto il diritto come acqua e la giustizia come un torrente perenne!» Non fu Paolo un estremista per il vangelo di Cristo? «Io porto sul mio corpo i segni del Signore Gesù» Non fu Martin Luther un estremista? «Qui sto, non posso fare altrimenti, Iddio mi aiuti» (…)  Così la domanda è non se saremo estremisti, ma che tipo di estremisti saremo. Saremo estremisti per odio o per amore?”


La chiamata verso la libertà è una chiamata segnata da una legge che sa rispettare e raccogliere tutti. Questo il movimento non violento lo aveva capito bene: aveva capito che rispondendo alla legge dell’occhio per occhio, i cristiani afroamericani avrebbero perso la loro anima. Il movimento doveva guidare tutte le razze. Si: avrebbero salvato i bianchi dal loro odio. La prima cosa su cui siamo chiamati a concentrare la nostra attenzione è la chiamata nella diversità. Il racconto della vocazione di Mosè è rivolto a un ebreo, allevato nella cultura egiziana, che fugge e crea la sua nuova famiglia fra i nomadi del deserto. Tre culture mantenute assieme nella figura insicura di un uomo di terza cultura: come molti dei nuovi figli di questa Italia. Ietro accoglie questo straniero come un figlio e lo consiglia e ama come un figlio. Mosè è il frutto di esperienze e culture diverse che trovano un posto nella sua storia e divengono esperienza al servizio di un popolo che, al contrario, vuole chiudersi nella linea del sangue. Mosè è il primo grande mediatore culturale della storia.

Dobbiamo comprendere questo sguardo, questa fede nel Dio unico, per elevarci verso il monte. Mosè non scelse di sua volontà, fu scelto. Come lui, altri e altre decisero di rispondere “Eccomi”.

A Birmingham il boicottaggio fu vinto grazie ai bambini e gli adolescenti.

«Ti prego, Signore, prendici come tua eredità». (Esodo 34,8)


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Eredità è la nostra parola cardine oggi. Iddio è Misericordioso fino all’impossibile umano, ma vuole educare questo popolo, vuole che comprendiamo la nostra responsabilità. Diversamente, il nostro peccato ricadrà sulle generazioni e questo sarà la loro memoria, la loro storia. Bianchi e neri assieme, la prima grande vittoria dell’IO SONO cinquant’anni fa. Nessuna barriera poteva ingabbiare Dio in un nome. Dio suscita grandi profeti. Fu iniziata per i diritti dei bambini: per il diritto allo studio e al voto; si concluse con la più stupefacente vittoria e partecipazione della storia.

A Birmingham la libertà fu conseguita grazie ai bambini e gli adolescenti: i ragazzi oggi hanno bisogno di conoscere questa Storia.

Amen

 

 

Ain't Gonna Let Nobody Turn Me Around

Turn Me Around, Turn Me Around

Ain't Gonna Let Nobody Turn Me Around

I'm Gonna Keep On A-Walkin', Keep On A-Talkin'

Marchin' Down To Freedom Land

 

Ain't gonna let injustice turn me around

Turn me around, turn me around

Ain't gonna let injustice turn me around

I'm gonna keep on a-walkin', keep on a-talkin'

Marchin' up to freedom's land


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