Il SIGNORE ti benedica e ti protegga!
Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio!
Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace! (Numeri 6:24-26)

Chiesa Evangelica Valdese

UNIONE DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI

Rimini e diaspora Romagna

IL DIALOGO, una trama di relazioni - 27 ottobre 2018

La Giornata nasce dall’iniziativa di un gruppo di intellettuali, religiosi e professori universitari che, nel 2001 all’indomani della tragedia delle Torri gemelle, decise di lanciare un appello al dialogo con l’islam.

 

«Noi, cristiane e cristiani di diverse confessioni e laici, impegnati da anni nel faticoso cammino del dialogo coi musulmani italiani o in un lavoro culturale sull’islam – recitava il primo appello – crediamo che l’orrendo attentato di New York e Washington costituisca una sfida non solo contro l’Occidente ma anche contro quell’Islam, largamente maggioritario in tutto il mondo, che si fonda sui valori della pace, della giustizia e della convivenza civile».

I promotori intendevano scongiurare «un allarme preoccupante», ossia che quanto accaduto potesse «mettere in discussione o rallentare il dialogo con i fratelli musulmani, compagni di strada sul cammino della costruzione di una società pluralista, accogliente, rispettosa dei diritti umani e dei valori democratici».

 

Quell’invito diede vita alla Prima Giornata nazionale del Dialogo cristiano-islamico nel solco di due documenti, quello conciliare della «Nostra Aetate» e quello della «Charta Oecumenica», sottoscritta solo qualche mese prima a Strasburgo dai cristiani europei. Una Giornata giunta quest’anno alla sua diciassettesima edizione e che, da alcuni anni, ricorre il 27 ottobre «nello spirito di Assisi»: il primo e grande incontro mondiale delle Religioni per la pace, voluto da papa Giovani Paolo II nel 1986 nella città umbra.

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«Nessuna moschea è illegale», questo il tema della Giornata del dialogo cristiano-islamico del prossimo 27 ottobre. In molte realtà locali, però, è presente un “dialogo dal basso” che va molto al di là della singola giornata. Nel caso dell’Emilia Romagna, «si può dire che ci sia un filo continuo, un rapporto ormai consolidato. Progettiamo iniziative a lunga scadenza nel tavolo “Incontri e dialoghi” con la chiesa valdese della Romagna, cui si è aggiunta la chiesa metodista di Bologna. Durante l’anno, noi musulmani partecipiamo alle iniziative di queste chiese, dalla festa della Riforma alla settimana della libertà…».
Lo racconta Marisa Iannucci, islamologa, ricercatrice e attivista per i diritti umani, membro della comunità islamica di Ravenna, sua città natale (dove è stata tra le fondatrici della prima moschea, il centro “La Scaletta”). Convinta che «quello che si fa getta semi per il futuro», da anni è impegnata per favorire una migliore conoscenza della minoranza musulmana in Italia, ancora poco organizzata e poco (e male) conosciuta. 
La conoscenza parte dai rapporti umani, spiega, come è avvenuto negli incontri organizzati a Rimini e Ravenna fra giovani valdesi e musulmani: «Si sono create importanti relazioni tra le persone, e questo non è secondario: il dialogo parte dalle basi, dalla quotidianità, non dobbiamo fare solo teoria accademica, dobbiamo conoscerci come persone, frequentarci, parlarci. È un dialogo che tende a costruire una trama di relazioni».

 

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