Il SIGNORE ti benedica e ti protegga!
Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio!
Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace! (Numeri 6:24-26)

Chiesa Evangelica Valdese

UNIONE DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI

Rimini, Romagna e Pesaro-Urbino

Predicazione QUARTA DEL TEMPO DI PASSIONE – “LAETARE” - past. Giuseppina Bagnato

Isaia 66:8-14

 10 «Gioite con Gerusalemme ed esultate a motivo di lei, voi tutti che l'amate! Rallegratevi grandemente con lei, voi tutti che siete in lutto per essa,

 11 affinché siate allattati e saziati al seno delle sue consolazioni; affinché beviate a lunghi sorsi e con delizia l'abbondanza della sua gloria».

 12 Poiché così parla il SIGNORE: «Ecco, io dirigerò la pace verso di lei come un fiume, la ricchezza delle nazioni come un torrente che straripa, e voi sarete allattati, sarete portati in braccio, accarezzati sulle ginocchia.

 13 Come un uomo consolato da sua madre così io consolerò voi, e sarete consolati in Gerusalemme».

 14 Voi lo vedrete; il vostro cuore gioirà, le vostre ossa, come l'erba, riprenderanno vigore; la mano del SIGNORE si farà conoscere in favore dei suoi servi, e la sua indignazione, contro i suoi nemici.

 

Cari fratelli e care sorelle,

forse pochi di noi sono in grado di pensare alla quarantena come un momento spiritualmente necessario.

La prima quarantena personale descritta nella Bibbia è quella di Mosè che si presenta al cospetto di Dio sul monte Sinai.

Sono 40 i giorni che Mosè trascorre prima di scendere rigenerato verso il popolo rimasto nella valle.

Mosè si eleva verso Dio e Dio scende verso di lui e avviene l’Incontro.

La quarantena come RITIRO ISOLATO DI RIFLESSIONE.

 

Come mai perché avviene tutto questo se ben sappiamo che l’ebraismo non approva le pratiche ascetiche ma ci invita al contrario a vivere come un popolo che si relaziona, studia e riflette in gruppo, nel dialogo, la parola di Dio?

 

Perché talvolta essere soli è necessario, l’isolamento è necessario: è necessario creare uno spazio di maturazione, rinascita e crescita.

Ne abbiamo parlato domenica scorsa rispetto alla chiamata che Dio ci rivolge nella predicazione del Regno, della Sua Giustizia.

Anche la solitudine che Gesù ricerca è luogo di consapevolezza della Sua missione del Cristo.

Nostra però è la scelta: la si può far divenire luogo di chiusura spirituale lontano dalla sequela del Messia.

Narrativamente nel testo di parliamo di un’altra chiusura.

Isaia 66 è il capitolo finale di questa opera profetica ricca e destabilizzante.

Ma è soprattutto un setting di visioni in movimento: il lettore è chiamato a viaggiare lungo la geografia fisica e spirituale della propria responsabilità vocazionale.

Questo capitolo è collegato tematicamente al precedente ed è scritto in un momento importante della storia del popolo d’Israele: la ricostruzione del tempio di Gerusalemme.

 

Fermiamoci.

 

Quando la tragedia sta passando e bisogna ricostruire, che ruolo pensiamo avremo?

Saremo osservatori che curato il proprio rifugio, preservato i propri affetti e i propri bisogni, rifiuteranno ancora di accettare la realtà di Dio e cioè che la maggior parte delle cose di cui ci circondiamo non sono necessarie.

Che ciò che conta è la cura, l’attenzione per gli altri, che ci sono richiesti continui gesti di misericordia per vivere in un mondo giusto come Dio l’aveva creato e lo vuole ancora.

 

Saremo stati osservatori attenti che hanno maturato un fermento spirituale che ora deve essere messo al servizio degli altri?

A Gerusalemme si stava ricostruendo un tempio in cui si incentivava l’esaltazione del culto divino ma non si praticava la giustizia fra la gente, fra chi ne ha bisogno.

Ed ecco l’apparizione.

 

Così parla il SIGNORE: «Il cielo è il mio trono e la terra è lo sgabello dei miei piedi; quale casa potreste costruirmi? Quale potrebbe essere il luogo del mio riposo?

Tutte queste cose le ha fatte la mia mano, e così sono tutte venute all'esistenza», dice il SIGNORE. «Ecco su chi io poserò lo sguardo: su colui che è umile, che ha lo spirito afflitto e trema alla mia parola.

                                                                 (Isaia 66:1-2 NRV)

 

Iddio scende verso di noi e ci ricorda che non ha bisogno di altro da noi che non sia la cura degli altri e del mondo che ci ha donato.

Iddio non ha bisogno di pellegrinaggi di massa che espletino atti formali.

Dio è CREATIVO!

Usa immagini strabilianti e famigliari per descrivere ciò che è capace di fare: ci stimola ad un impegno coraggioso ogni giorno a favore della vita.

Nei versi immediatamente successivi a quanto appena letto, critica l’uso delle offerte in denaro come ostentazione.

Oggi come sempre ci viene chiesto di riconoscere ciò che abbiamo come dono del Signore da mettere al servizio degli altri.

 

Queste sono le parole a cui la profezia ci richiama oggi.

Elevare la nostra vita verso Dio guardando a chi ci sta attorno.

È vero che la Bibbia è stata letta nei secoli come luogo di consolazione, ma è consolazione per i MINIMI, I POVERI DI SPIRITO: per coloro che si adoperano per il regno di Dio, rischiando la loro vita e ricercano in queste parole la conferma della loro missione.

A voi tutti MINIMI e POVERI DI SPIRITO, medici, volontari, infermieri, persone in cura o che si prendono cura degli altri, a voi che cercate queste parole, annunciamo che sono qui: Iddio non chiede altro che di impegnarci per costituire il Regno per il quale voi vi battete a mani nude, prendendovi accudendo di chi soffre.

Ecco che le parole materne di Dio oggi sono per voi.

Nella valle in cui viviamo osservando il Sinai, il giudizio di Dio sarà equo secondo la Sua Parola:

 

    1. Un giudizio di condanna nei confronti di chi fa il male (chiude questo libro profetico);
    2. Parole che nutrono, rinvigoriscono e dissetano quanti affaticati per il praticare senza sosta la Misericordia e la Giustizia che Dio.

 

È la stessa legge consegnata a Mosè e che Gesù ha confermato:

 

Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, affinché tu viva, tu e la tua discendenza, (Deuteronomio 30:19 NRV)

 

Scegliamo la vita, guardiamo a queste immagini di parto e di rinascita.

Se Iddio ha preparato le nostre nascite, non accetterà mai il nostro voler rimanere prigionieri di un utero di morte.

 

«Chi ha udito mai cosa siffatta?
Chi ha mai visto qualcosa di simile?
Un paese nasce forse in un giorno?
Una nazione viene forse alla luce in una volta?
Ma Sion, non appena ha sentito le doglie,
ha subito partorito i suoi figli.

 Io che preparo la nascita, non farei partorire?»
dice il SIGNORE.
«Io che faccio partorire, chiuderei il grembo materno?» dice il tuo Dio.


                                                                                                  ISAIA 66:8-9

 

Dobbiamo accettare di venire al mondo di nuovo!

Il tempo che questa quaresima ci dona è un tempo di ricerca e riflessione per rinascere cambiati.

Sia la consolazione di Dio su di noi e mai cessi nessuno di noi di praticare con la propria vita la Legge del Signore.

Questo è l’unico culto che Dio gradisce.

Amen


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