Il SIGNORE ti benedica e ti protegga!
Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio!
Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace! (Numeri 6:24-26)

Chiesa Evangelica Valdese

UNIONE DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI

Rimini, Romagna e Pesaro-Urbino

Predicazione DOMENICA DELLE PALME - past. Giuseppina Bagnato

  Marco 14:1-9

Mancavano due giorni alla Pasqua e alla festa degli Azzimi; i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di prendere Gesù con inganno e ucciderlo;
 2 infatti dicevano: «Non durante la festa, perché non vi sia qualche tumulto di popolo».
 3 Gesù era a Betania, in casa di Simone il lebbroso; mentre egli era a tavola entrò una donna che aveva un vaso di alabastro pieno d'olio profumato, di nardo puro, di gran valore; rotto l'alabastro, gli versò l'olio sul capo.
 4 Alcuni, indignatisi, dicevano tra di loro: «Perché si è fatto questo spreco d'olio?
 5 Si poteva vendere quest'olio per più di trecento denari, e darli ai poveri». Ed erano irritati contro di lei.
 6 Ma Gesù disse: «Lasciatela stare! Perché le date noia? Ha fatto un'azione buona verso di me.
 7 Poiché i poveri li avete sempre con voi; quando volete, potete far loro del bene; ma me non mi avete per sempre.
 8 Lei ha fatto ciò che poteva; ha anticipato l'unzione del mio corpo per la sepoltura.
 9 In verità vi dico che in tutto il mondo, dovunque sarà predicato il vangelo, anche quello che costei ha fatto sarà raccontato, in memoria di lei». 

 

 

“In Memoria Di Lei” non è rimasto nulla.

la teologa Elisabeth Scluessler Fiorenza ci ricorda che nella narrazione di Marco tre discepoli hanno un “rilievo particolare” nel racconto di passione: Giuda, Pietro e la donna che unge Gesù, ma mentre degli altri due e delle loro storie di infedeltà abbiamo un ricordo ben stampato nella memoria, di lei non è rimasto nulla.

Ma il gesto della donna è un riferimento alla passione, alla sepoltura di Gesù e dunque parte dell’annuncio della buona novella. Un frammento prezioso.

Eppure, lo sguardo dei discepoli indignati ha prevalso nelle nostre tradizioni di chiese e nella nostra sensibilità umana fino ad oggi.

il modo con cui guardiamo alla vita di chi sentiamo distante da noi che è ancora oggi uno sguardo di giudizio.

Il contesto in cui Marco situa il racconto è rivelatore di molti nostri limiti.

Gesù si trova in un luogo pubblico, in un luogo in cui la gente si accosta per vedere e comprendere. In quella casa riscattata dalla condizione della lebbra di Simone, i discepoli sono ben attenti all’esempio che possa essere dato. Simone è sicuramente stato guarito dalla lebbra ma sembra pesare su di lui lo stigma sociale: Simone rimane per tutti il “lebbroso”.

Se allarghiamo il nostro sguardo ci accorgiamo della pericolosità dei gesti di Gesù.

Mancano due giorni alla festa di Pesah e degli Azzimi. Israele celebra.

Celebra il ricordo, la narrazione in famiglia, i gesti che rievocano la liberazione dall’Egitto; Israele rievoca e attualizza la propria memoria affinché ciascuno sia cosciente dei benefici di Dio e si attenda. Si attenda cosa?

L’arrivo del Messia e la salvezza.

Ci sono molti pellegrini in giro in quei giorni. L’aria è tesa.

Ci sono stati troppi scontri pubblici fra i maestri della legge e Gesù fra questi non è ben visto.

Si vocifera, si complotta.

Se qualcuno entrasse ora – pensano i discepoli da Giuda a Pietro - cosa penserebbe di lei?

Per quello che fa, per come è vestita, per la confidenza che rivela con il maestro, per i gesti che compie…

Ma la donna è una predicatrice silenziosa: si muove fra l’ipocrisia e la cecità di coloro che si sentono giusti e compie gesti profetici.

La sua presenza silenziosa diviene improvvisamente fastidiosa e molesta per il profumo meraviglioso che la sua azione regala.

Quella predicazione che dalle narici giunge in modo pungente ed inequivocabile al nostro intelletto si situa nella storia della fede.

La storia invece non ha voluto rivelare la forza del gesto di lei: l’annuncio della buona novella ai minimi. Troppo sovversivo questo vangelo.

Così lo sguardo umano l’ha trasformata e ha vinto.

L’arte antica e moderna continua a presentarla nelle vesti di una disperata in cerca di salvezza ai suoi piedi. Solo il vangelo di Luca parla di una donna peccatrice.

-          Slide-

Qual è il suo peccato oggi e qual era il suo peccato ieri?

C’è una donna silenziosa che predica una storia della salvezza.

 

Marco ci parla in tutto il suo vangelo di donne silenziose: la suocera di Pietro (1:29-31); la figlia di Giairo e la donna dal flusso continuo di sangue (5:21-ss); la vedova povera (12:41-44); le donne alla croce (15:40-41) e alla tomba (15:47 /16:8).

Solo una donna rompe il silenzio: la donna Sirofenicia (7:28) e anche lì si rivela una fede autentica.

Questa donna di cui non sappiamo il nome, con un semplice gesto di cura svela la solitudine e la preoccupazione del Cristo.

Mossa da una forte empatia, compie un gesto “politicamente” e socialmente troppo pericoloso.

Di questo ne è cosciente quel volto chino sul suo capo di Gesù che fa scivolare le ciocche di lui per tutta la lunghezza delle sue dita tempestate di perle di profumo.

 

Chi è? Solo una donna, un’ombra fra la folla non più sbagliata di tanti altri.

L’ha udito predicare? l’ha visto operare miracoli?

Una cosa sappiamo: ha visto il suo dolore, la sua solitudine, la sua amarezza e non ne ha avuto paura. È l’unica che gli si è avvicinata.

Silenziosamente, ha rotto l’ampolla, ha accarezzato il suo capo, sfiorato il contorno stanco delle sue tempie e disteso la ruga e le preoccupazioni della sua fronte.

Nel calore del suo contatto, quella donna, quella predicatrice silenziosa dell’evangelo, ha sciolto l’amarezza della solitudine, il nodo del non sentirsi amati.

“Ha fatto un’azione buona verso di me” … come per dire: “E’ stata la prima e l’unica fino a ora a regalarmi un momento di vicinanza e comprensione…”

«Lasciatela stare! Perché le date noia? Ha fatto un'azione buona verso di me. Poiché i poveri li avete sempre con voi; quando volete, potete far loro del bene; ma me non mi avete per sempre.”

 

Ecco perché la sua memoria è andata persa.

Ogni volta che continuiamo ad accusarla per aver raggiunto un’intimità con il Cristo maggiore della nostra, ogni volta che ci preoccupiamo dello sguardo degli altri, ogni volta che mostriamo la nostra indignazione per i suoi gesti nascondendoci dietro una morale da giusti, noi non riconosciamo il Messia.

Infuriati, alcuni criticano lo spreco.

Gesù oppone l’elemosina e la pietà verso i poveri a un’altra opera di pietà: la sepoltura dei morti.

Con le sue mani ancora unte, quel gesto che rende conforto a Gesù diviene memoria per un conforto che sia per noi anche oggi.

L’ultimo gesto di cura che possa anticipare la sepoltura.

Questo brano ci orienta sul nostro compito.

Ogni istante può essere il più significativo prima della separazione.

Può esser il gesto che ci accompagnerà chiudendo gli occhi, per il tempo che ci separa dall’incontro eterno con Dio.

Siamo scossi. Oggi alcuni più di altri.

Un fratello di chiesa che presta servizio volontario nelle ambulanze mi parla di sguardi di separazione.

Quando porti via, strappi via dalle famiglie i propri cari, cosa rimane a chi resta?

A chi è lì, pietrificato e scosso, con le sue suole aderenti al marciapiedi mentre vede allontanarsi l’ambulanza? Cos’è quel tempo della consapevolezza?

Quando sai che ci sarà un’alta probabilità di non rivedere chi ami. Né vivo né morto.”

Ascoltare le testimonianze oggi significa imparare a rimanere in un silenzio pieno di compenetrazione e vicinanza.

Come per quella donna, anche per noi il CONFORTO di DIO consente di trovare la forza di confortare il nostro prossimo con un semplice gesto di presenza autentica.

Non oscuriamo questi gesti, non neghiamoli nell’importanza del preparaci ad annunciare la resurrezione dopo la morte.

 

Possa questa storia esser raccontata, il vangelo annunziato e il ricordo di questa unzione guidarci nel percorso di vicinanza gli uni verso gli altri.

Possa il suo insegnamento superare ogni ostilità umana, ogni pretesa di perfezione e rettitudine e

 

9 In verità vi dico che in tutto il mondo, dovunque sarà predicato il vangelo, anche quello che costei ha fatto sarà raccontato, in memoria di lei».

 

AMEN


Viale Trento 61
47921 Rimini (RN), Italia
Tel: 331.7107304
email
rimini@chiesavaldese.org



Informazioni sulla
Chiesa Evangelica Valdese:

www.chiesavaldese.org

patrimonioculturalevaldese.org



chiesa valdese rimini