Il SIGNORE ti benedica e ti protegga!
Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio!
Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace! (Numeri 6:24-26)

Chiesa Evangelica Valdese

UNIONE DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI

Rimini, Romagna e Pesaro-Urbino

Amos 5:21-27 predicazione del 3 maggio 2020 - past. Giuseppina Bagnato

Amos 5: 21-27


Io odio, disprezzo le vostre feste, non prendo piacere (odorare) nelle vostre assemblee.

Se mi offrite i vostri olocausti e le vostre offerte, io non le gradisco; e non guardo alle bestie grasse che mi offrite in segno di pace.

Allontana da me il rumore dei tuoi canti! Non voglio più sentire il suono delle tue cetre!

Scorra piuttosto il diritto come acqua e la giustizia come un torrente perenne!

Forse sacrifici e oblazione hai accostato a Me nel deserto per quarant’anni, o Israele?

 E avete innalzato i vostri re a Siccut e i vostri idoli a Chiiòn, stella dei vostri dèi che avete costruito per voi stessi

E vi esilierò oltre Damasco, ha detto il Signore, Dio delle schiere è il Suo nome

 

La prospettiva è dunque l’esilio.

L’essere allontanati dalla presenza di Dio e il ricadere sotto la giustizia e l’ordine umano.

Una prospettiva che potrebbe esser capovolta in ogni momento attraverso il pentimento e il ritorno alla Giustizia di Dio… ma noi no.

Il messaggio di Amos di oggi ci coglie in fallo.

È dal disprezzo per il nostro modo di celebrare la nostra vita pubblica che si eleva l’urlo del profeta Amos: questo sovraesporsi per essere visibili al di sopra di tutti e tutto cosa, cosa c’entra con l’esempio di umiltà del Servo di Dio?

La profezia è dunque passata?

 

Poiché il Signore, l'Eterno, non fa nulla, senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti. (Amos 3:7)

I nostri culti, dice il profeta Amos, sono dei momenti di autocelebrazione che Iddio detesta.

Sono i nostri sacrifici quelli che pratichiamo e non quelli di Dio; sono sacrifici che proclamano la grandezza del nostro superfluo, delle nostre azioni e gli altari oggi sono divenuti un grande schermo per lo show in cui si ostenta il nostro agire.

Dov’è il nostro culto per la Giustizia ed il Diritto?

Dove la cenere posta sul nostro capo, quando raccolti davanti alla verità della parola di Dio, sappiamo di non aver cantato che per noi stessi?

Quelle cetre che oscillavano in Babilonia con il piede straniero sopra il cuore, ora è Dio a non volerle più sentire.

Iddio detesta la chiusura delle nostre menti e l’assenza di coralità del nostro canto.

La Giustizia è nella creazione e noi le abbiamo impedito di elevare il suo canto.

7 Anche la cicogna conosce nel cielo le sue stagioni; la tortora, la rondine e la gru osservano il tempo quando debbono venire, ma il mio popolo non conosce quel che il SIGNORE ha ordinato.

(Geremia 8:7 )

Il vero culto a Dio è quello che assicura la partecipazione democratica di tutto il popolo: poveri e ricchi, uomini e donne, peccatori e giusti.

Iddio ha realizzato la più meravigliosa sinfonia musicale, armonizzata secondo una legge perfetta i cui suoni si liquefanno in colori e sensazioni tattili.

La profezia sa che scontrarsi contro la nostra sordità, le costerà la vita.

In Venezuela un progetto sociale e musicale, El Sistema, che si è inserito a cavallo delle dittature è stato creato da José Antonio Abreu (economista e musicista) nel 1975.

La maggior parte dei giovani musicisti del Sistema sono provenienti da situazioni economiche e sociali disagiate, e tramite la disciplina musicale e l'impegno hanno la possibilità di fuggire dalle logiche dei barrios (quartieri) e dalla povertà. È un lavoro sull’inclusività, la promozione ed il riscatto sociale e intellettuale.

 

Nel 2010 il maestro Claudio Abbado (che collaborava da anni con Abreu e l'Orchestra giovanile Simón Bolívar) annunciò l'intenzione di portare El Sistema anche in Italia. Dice Abreu:

La musica è una forma espressiva di amore, è un legame che l'uomo mantiene non solo con la natura, ma con il soprannaturale, con Dio e se parliamo del potere che la musica ha nel sociale, nella comunità, nell'individuo, dovremmo semplicemente valutare quanto abbiamo esiliato Dio nelle nostre società e popoli.

Ciò che accade in una sala da concerto, quando cantiamo in coro, quando suoniamo in un'orchestra, è pregare collettivamente, è partecipare a una comunione con il sacro dialogo tra suono e silenzio che è, a sua volta, armonia.

Perché la musica è arte e scienza, che contiene la forza cosmica capace di conciliare sensibilità e intelletto, lotta e fede, dolore e speranza, abisso e firmamento, apocalisse e apoteosi.

Decifrare gli effetti che vengono coltivati quando la musica entra nella vita di un bambino fin dalla sua prima età; quando attira l'attenzione delle famiglie economicamente povere; quando irrompe nella solitudine di un detenuto; quando scivola negli inferi, spesso ermetico e insospettato, di un bambino disabile o di un disabile; Quando tocca l'anima di un giovane adolescente nella prostituzione o quando riesce a fermare la frenesia di un giovane tossicodipendente, dovremmo dire che la musica apre le finestre verso il divino.

In sostanza, quando mettiamo uno strumento musicale nelle mani di un bambino e riusciamo a inserirlo nella struttura di un'orchestra o di un coro, stimoliamo la loro autostima e sicurezza emotiva, sviluppiamo il loro gusto estetico, la loro responsabilità, concentrazione e disciplina, nonché la loro abitudini di studio, perseveranza di fronte alle sfide, senso di produttività e ambizione professionale.

Per questo motivo, l'audace utopia di rompere con vecchi paradigmi - i monopoli d'élite sul godimento e l'accesso alla cultura o l'uso della musica come "ornamento" - continua a incoraggiarci a cogliere la musica come un potente agente di cambiamento sociale.

L'umanità desidera celebrare la vita, desidera vivere in armonia, desidera il benessere di milioni di esseri che non hanno né pane né amore. E per trasformare quei desideri in realtà sostenibili, dobbiamo elevare l'anima e l'identità dei nostri popoli con una coscienza morale e spirituale rinata, attraverso società innovative e creative.

Solo così l'umanità avrà la qualità della vita e saremo in grado di onorare la sfida di vivere nella Pace, nella Giustizia Sociale e nella Libertà spirituale.

La musica è la voce di Dio, la chiamata a incarnare quella melodia di luce che illumina i nostri cuori, che illumina la vita dei nostri figli e nipoti, di tutte le famiglie, delle città e di tutti i paesi. Fino a quando la Terra è un pianeta di persone illuminate.

 

Il lungo e pregnante discorso di Abreu ci ricorda che ci siamo elevati a solisti e il nostro desiderio di essere più visibili di altri ha causato la fine della sinfonia.

Siamo invecchiati e occorre il coraggio di metter in luce il messaggio dei giovani profeti.

Il testo di Amos parla di Giustizia come altri vocati nel loro difficile percorso.

 

…il SIGNORE desidera farvi grazia, per questo sorgerà per concedervi misericordia; poiché il SIGNORE è un Dio di giustizia. Beati quelli che sperano in lui!

(Isaia 30:18 )

 

O uomo, Egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il SIGNORE, se non che tu pratichi la giustizia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio?

(Michea 6:8 )

Iddio rifiuta i culti privi di fede e sa che la speranza giunge solo dopo aver compreso dove risiede lo spazio in cui possiamo lottare per il cambiamento.

Forse davvero abbiamo bisogno di un nuovo esilio per riflettere sul senso della nostra vocazione e del nostro essere popolo.

Dare spazio, parola, azione e farlo nel rispetto di una Giustizia che è sigillata da una pratica condivisa dell’attenzione all’altro.

Senza di questo, la libertà che ci era stata donata, si trasforma in libertà di morire di fame, di assenza di cure, di esercizio del diritto.

Dobbiamo riscoprire il valore dello spazio svuotato del superfluo, il deserto: pieno della presenza di Dio, dei colori del giorno e della notte, dei profumi e dei canti di lode per la Sua bellezza.

 

Scorra il diritto come acqua e la giustizia come un torrente perenne!

 

È vita che non può essere arrestata: è movimento continuo, è cambiamento che porta con sé altra vita, ciò che ci è chiesto è un atto di pentimento, di ritorno a Dio, di vero culto nel praticare la Sua Giustizia.

 

Amen


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