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SINODO 2009 - Rapporti con lo Stato e la Società Italiana DIGIUNO
DI PROTESTA - Il Sinodo delibera di riunirsi il 27 agosto alle ore 12,30 per partecipare ad un digiuno come forma di protesta nei confronti delle norme che ritiene inaccettabili della legge 15/7/2009, n. 94, nota al pubblico come “pacchetto sicurezza”. ODG sul “Pacchetto di Sicurezza” Ordine del giorno del Sinodo delle
chiese metodiste e valdesi 2009 con riferimento critico alla legge
94/2009 sulla sicurezza e di solidarietà con gli immigrati Il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste • guidato dalla Parola di Dio
“Cercate il bene della città …” (Ger 29,7); • richiamandosi ai principi che sono alla base della nostra Repubblica e della nostra convivenza democratica, secondo i quali si devono rimuovere tutti gli ostacoli che discriminano le persone a causa “della loro razza, della loro fede e della loro condizione personale”; • memore delle esperienze di emigrazione, anche clandestina, di cui sono stati protagonisti in passato tanti italiani, tra cui molti membri delle nostre chiese, poi divenuti cittadini a pieno titolo delle nazioni in cui si erano recati; • convinto che la promozione della piena integrazione e dell’ottenimento della cittadinanza da parte degli immigrati che contribuiscono al bene dell’Italia siano interessi della Repubblica e non una minaccia da ostacolare; esprime la sua indignazione • per le conseguenze che la
legge 15 luglio 2009, n. 94 ha non soltanto sugli immigrati, ma anche sui
cittadini italiani, sulla qualità della nostra democrazia e sul grado di
legittimità del nostro ordinamento; • per i sentimenti di diffidenza che tale legge
alimenta: ▫ nei cittadini stranieri, posti in una situazione di sudditanza psicologica indipendentemente dalla regolarità o meno della loro situazione; ▫ nei cittadini italiani, irresponsabilmente spinti a credere, da un lato, che l’immigrazione clandestina sia la principale causa di insicurezza e, dall’altro, che questa legge renda più sicuro il nostro paese, mentre - in realtà – essa contribuisce ad aumentare i casi di clandestinità, favorendo lo sfruttamento degli stranieri e la loro caduta nella definitiva invisibilità, esponendoli maggiormente a divenire preda della criminalità organizzata. In particolare, il Sinodo ritiene inaccettabile una normativa come quella della L. 94/2009 che si pone in aperto contrasto con i principi fondamentali del nostro stato di diritto, tra l’altro • perseguendo come reato la condizione dello straniero irregolare, talora determinata dalle lentezze burocratiche, e non un comportamento lesivo di un bene giuridico effettivo e condiviso (in contrasto con il principio di “offensività” riconosciuto dalla Corte costituzionale); • elevando iniqui ostacoli al ricongiungimento familiare e al matrimonio tra e con immigrati, laddove il nostro ordinamento riconosce particolare valore sia alla famiglia sia al matrimonio; • limitando il diritto alle cure mediche, laddove il nostro ordinamento riconosce il diritto alla salute; • limitando l'accesso all'istruzione dei bambini immigrati Le chiese valdesi e metodiste si
riconoscono direttamente toccate dalla L. 94/2009 sia in quanto organismi
ecclesiastici, sia attraverso le proprie opere, i propri ministri di culto, i
singoli credenti siano essi membri di chiesa con responsabilità istituzionali
– costretti a scelte laceranti tra i propri obblighi di coscienza e di
coerenza e il rispetto di questa legge e di molte sue disposizioni - o cittadini
stranieri presenti sul territorio dello stato italiano senza essere in regola
con il permesso di soggiorno. Il Sinodo, anche preso atto delle preoccupate osservazioni espresse dal Presidente della Repubblica alla promulgazione della legge 94/2009 auspica - e invita le chiese a promuoverlo - un immediato impegno da parte dei cittadini per contrastare gli aspetti discriminatori della legge e per giungere a una revisione della normativa sull’immigrazione. Impegna altresì le chiese a
contrastare la cultura xenofoba con i valori della cittadinanza repubblicana,
con la tutela dei diritti umani e con la testimonianza resa all’insegnamento
biblico sull’accoglienzadello straniero e contro il trattamento iniquo dei più
deboli. Incoraggia il lavoro del Servizio Rifugiati e Migranti (SRM) della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FECI) e invita a valorizzare il contributo all’integrazione e al positivo incontro tra culture costituito dal progetto “Essere chiesa insieme”. Invita la Tavola a protestare con le
autorità per tutti i casi in cui le restrizioni sull’immigrazione limitano la
libertà e l’autonomia della vita delle chiese. LAICITA’ DELLA SCUOLA Il Sinodo, • richiamato l'art. 37/SI/2008, (qui di seguito riportato) Il
Sinodo, richiamate
le proprie precedenti prese di posizione sul tema dello studio del fatto
religioso e delle sue implicazioni nella scuola pubblica italiana (in
particolare quelle di cui all’atto 30/SI/2006), denuncia
ancora una volta come l’insegnamento confessionale della religione cattolica (IRC)
nella scuola pubblica italiana non avvenga nel rispetto della libertà di
coscienza e di religione, del principio di laicità e aconfessionalità dello
Stato (riconosciuto dalla Corte Costituzionale come supremo principio
costituzionale) e, in ordine alla scuola dell’infanzia e dell’obbligo, della
responsabilità educativa dei genitori, come dimostrano, tra numerosi altri
episodi e iniziative: a)
la reiterazione, con l’OM n. 30 del 10 marzo 2008 (art. 8, commi 13-14), della
attribuzione del credito scolastico agli alunni che si avvalgono dell’IRC,
discriminatrice nei confronti di coloro che scelgono di non avvalersi di tale
insegnamento, dal momento che corsi alternativi e programmi organici per lo
studio individuale sono, nella prassi, quasi inesistenti, sicché un credito
scolastico per tali attività, teoricamente possibile, non potrà, di fatto,
essere riconosciuto a tale titolo; b)
l’emanazione da parte del Ministero della Pubblica Istruzione della circolare
n. 45 del 22/04/2008 (“Indicazioni per il curricolo per la scuola
dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione relativamente
all’insegnamento della religione cattolica), che in sostanza accoglie il
documento, elaborato dalla CEI, contenente il progetto di revisione delle
Indicazioni didattiche per l’IRC, «al fine di armonizzare la collocazione di
questa disciplina nel nuovo impianto curricolare della scuola dell’infanzia e
delle scuole del primo ciclo», e di «consentire anche all’IRC di inserirsi
adeguatamente nei piani dell’offerta formativa che le scuole stanno
attualmente redigendo per il prossimo anno scolastico», sicché non si è ormai
molto lontani dallo spirito dell’art. 36 del Concordato del 1929 («l’Italia
considera fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica l’insegnamento
della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica»)
e si è sempre più disarmonici rispetto all’ispirazione di fondo della
Costituzione repubblicana; approva
l’operato della Tavola in questa materia e la invita a proseguire, insieme a
tutte le nostre chiese locali, in una vigorosa azione di difesa della laicità
della scuola pubblica italiana; segnala
l’iniziativa presa dalla nostra chiesa metodista di Savona, insieme ad altri
enti ed associazioni, che ha promosso un’indagine qualitativa denominata
“quale laicità nella scuola pubblica italiana” nelle province di Savona,
Genova, Alessandria, Asti, Bari, Foggia, Taranto, Matera, sulla situazione della
scelta, in aree non cattoliche, fra l’avvalersi e il non avvalersi dell’IRC
nella scuola dell’infanzia e dell’obbligo, il cui “report” costituirà
nel prossimo autunno una pubblicazione a stampa di cui si auspica la diffusione; incoraggia
l’Associazione 31 Ottobre per una scuola laica e pluralista a proseguire nella
propria azione a difesa della laicità della scuola. Art.38
- Il Sinodo convinto
della necessità di sostenere le chiese locali nello sforzo di informazione sui
diritti di libertà religiosa nel nostro paese, con particolare riferimento
all'IRC nelle scuole pubbliche, chiede
alla TV di predisporre uno strumento agile (volantino, opuscolo) in italiano e
in inglese, che raggiunga gli studenti e le loro famiglie, avvalendosi anche del
contributo dell'associazione "31 ottobre". •
constatando che il tema dell’insegnamento della religione cattolica nelle
scuole pubbliche italiane rimane fulcro di importanti dibattiti, accoglie con
soddisfazione la sentenza 7076 in data 17 luglio 2009 del TAR Lazio, pur
immediatamente appellata dal Ministro al Consiglio di Stato; consapevole
che quella per la laicità dello Stato è una battaglia di cui la laicità della
scuola è un punto nevralgico ed è tutt’altro che conclusa, •
invita le chiese a mantenere alta l’attenzione sull’argomento, organizzando
incontri sul tema nei contesti locali; • segnala a questi fini lo strumento dei risultati dell’indagine fatta sul rapporto delle famiglie non cattoliche con l’IRC nel V Circuito delle nostre chiese ed in Puglia, pubblicati dalla Claudiana con il titolo: “Quale laicità nella scuola pubblica italiana?”, nonché le attività della Federazione delle chiese evangeliche in Italia e dell'”Associazione 31 ottobre”. SERVIZIO
CIVILE - Il Sinodo, preso atto della crisi operativa determinata dai tagli operati dal Governo alle risorse economiche del Servizio Civile Nazionale nel prossimo triennio 2009 – 2011, si unisce alla campagna di mobilitazione per salvare il servizio civile nazionale, poiché ritiene che esso sia un patrimonio da promuovere e difendere • perché la pace, assieme alla giustizia e all'integrità del creato, richiama alla vocazione principale dei singoli credenti e delle chiese cristiane; • perché ha sempre riconosciuto il valore dell'obiezione di coscienza al servizio militare e l'impegno degli obiettori di coscienza nella società civile; • perché la giustizia sociale si realizza attraverso la partecipazione responsabile dei singoli cittadini e il servizio civile è un'ottima occasione per imparare a praticarla nella dimensione della cittadinanza attiva; • perché la testimonianza delle chiese si realizza anche adoperandosi per la formazione delle nuove generazioni e il servizio civile rappresenta un ponte per molti giovani verso il mondo del lavoro, dell'impegno sociale e la presa in carico delle responsabilità; • perché la democrazia si realizza concretamente solo quando le opportunità di formazione e crescita sono equamente distribuite e praticamente realizzate. Per questo il Sinodo chiede alle chiese di sostenere la campagna per la difesa del servizio civile, promossa dalla Conferenza Nazionale Enti per il Servizio Civile (CNESC) cui aderiscono, oltre alla CSD Diaconia valdese, Acli, Aism, Anpas, Arci Servizio Civile, Anspi, Avis Nazionale, Caritas Italiana, Cenasca-Cisal, Cesc, Cnca, Confederazione Nazionale Misericordie d'Italia, Cong. P.S.D.P. Ist. Don Calabria, Italia Nostra, Federsolidarietà/ CCI, Focsiv, Legacoop, Scs/Cnos, WWF, Associazione Papa Giovanni XXIII, UNPLI. SITUAZIONE
CARCERARIA - Il Sinodo, • preso atto della gravissima condizione di disagio in cui è costretta a vivere la popolazione carceraria in molti istituti penitenziari, • rilevando che tale situazione di colpevole incuria ha portato ad un crescendo drammatico di episodi conflittuali, atti autolesionistici, suicidi, • in considerazione delle osservazioni delle istituzioni europee al governo italiano per aver tenuto comportamenti lesivi della dignità delle persone in stato di detenzione, • considerata la frequente carenza di sostegno sociale che impedisce a molti detenuti di accedere ai benefici di legge e non consente un reinserimento nella società a fine pena, Richiama le istituzioni competenti • al rispetto del dettato costituzionale secondo cui la pena è finalizzata al reinserimento sociale, • al riconoscimento e alla tutela della dignità e dei diritti individuali di tutti gli esseri umani, • ad una inversione di tendenza nella destinazione delle risorse finanziarie affinché vengano utilizzate per la prevenzione anziché la repressione, • a rivedere le norme riguardanti l'ergastolo, incompatibili sia con lo spirito della Costituzione, sia con l'affermazione della dignità umana. Invita le chiese a sostenere ed assistere le persone sottoposte a pene detentive con interventi concreti e vegliando affinché siano garantiti i loro diritti.
SINODO 2009 - SU PACE & SALVAGUARDIA DEL CREATO PACE & SALVAGUARDIA DEL CREATO - Il Sinodo, invita le chiese a lavorare sui temi della pace e della nonviolenza, a partire dal documento del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC): “Gloria a Dio e pace sulla terra”. Negli anni che ci separano dall'assemblea mondiale di conclusione del “Decennio per superare la violenza” (1998-2011) le chiese sviluppino iniziative di guarigione e riconciliazione per la nostra società minacciata da strutture di inimicizia. Tali iniziative siano intraprese a livello locale e nazionale e possibilmente in modo ecumenico e coinvolgendo altre realtà della società civile. Il Sinodo invita altresì la Tavola a elaborare una risposta da inviare alla Commissione CEC “International Ecumenical Peace Convocation.” SALVGUARDIA
DEL CREATO - Il Sinodo, ritenuto che il tema della Salvaguardia del creato non debba mancare tra quelli cui è dedicata l’attenzione dei credenti, ed in vista della XV Conferenza delle Parti che si terrà a Copenhagen dal 7 al 18 dicembre 2009 e tratterà, tra l’altro, del cambiamento climatico, invita
le chiese • a promuovere la riflessione sull’attenzione all’ambiente e sulla lotta all’ingiustizia economica che è causa e conseguenza dell’indiscriminato sfruttamento delle risorse naturali; • a valutare di prevedere e porre in essere prassi ecologicamente sostenibili, sia nella vita individuale sia in quella comunitaria; •
a valutare la possibilità di aderire alla manifestazione indetta per il 13
dicembre 2009 alle ore 15 (ora locale).
CULTURA - Il Sinodo • invita le chiese a studiare il documento proposto dalla commissione ad referendum sulla cultura e a farne occasione di riflessione sulla propria realtà e sulla propria azione nella città; • auspica che le chiese e gli enti culturali colgano l'occasione dell'anniversario dei 150 anni dell'Unità d'Italia per organizzare incontri ed iniziative sul nostro apporto culturale all'Italia unitaria, a che punto siamo oggi, quale sia la nostra vocazione nell'Italia di oggi e di domani; • esprime una valutazione positiva delle attività culturali messe in atto dalle nostre chiese ed invita la Tavola valdese e le chiese a continuare a sostenerle con convinzione, invitando i centri e le agenzie culturali a trovare sempre maggiori forme di collegamento. 150 ANNI UNITA’ D’ITALIA Art. 51 - Il Sinodo, preoccupato per la battuta d’arresto subita dalla programmazione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, confidando che tale ritardo non sia dovuto a disaffezione rispetto all'idea di unità nazionale, ricordando che gli evangelici italiani parteciparono con entusiasmo e convinzione al Risorgimento, leggendo in quegli eventi storici l'opportunità per predicare la Parola di Dio e collaborare alla formazione di un cittadino adulto e liberato attraverso l'annuncio della grazia di Dio e capace di costruire uno stato laico, moderno e efficiente; auspica che l'organizzazione delle celebrazioni in argomento sia quanto prima ripresa; invita comunque la Tavola valdese, le CED, i circuiti e le chiese ad organizzare nel contesto locale altri appuntamenti e progetti per l’evento, in collaborazione con la Commissione per la celebrazione del 150°dell'Unità d'Italia.
Il Sinodo, • consapevole dell’importanza per l’ecumenismo intra-evangelico del dialogo con le chiese pentecostali che rappresentano una sempre più importante espressione spirituale dell’evangelismo mondiale, esprime gratitudine alla Commissione che ha prodotto il documento “Per un patto tra la Chiesa Cristiana Evangelica Assemblee di Dio e la Chiesa Evangelica Valdese” ed invita la Tavola Valdese ad inviarlo alle chiese esortandole alla riflessione ed allo studio al fine di esprimere un parere alla Tavola valdese e al Comitato permanente OPCEMI in vista del prossimo Sinodo, • riconoscente al Signore per le occasioni che si sono create attraverso gli incontri con la Federazione delle Chiese Pentecostali in Italia e con la Chiesa Cristiana Evangelica Assemblee di Dio, invita le chiese a ricercare e a rafforzare, ove possibile, il contatto e il dialogo fraterno con le chiese pentecostali e altresì la Tavola Valdese a curare la dimensione ufficiale di questi rapporti attraverso la conferma delle apposite commissioni.
Il
Sinodo, a conclusione del dibattito sul rapporto tra chiese e società,
ritiene di dover riaffermare che: •
la politica non ha la funzione di realizzare il vero, ma di cercare soluzioni il
più possibile eque; •
la misura dell'equità sta nella capacità delle soluzioni adottate di garantire
diritti e libertà e aiutare a compiere scelte responsabili nei confronti di
problemi complessi, che nessuna ideologia può semplificare; •
in Italia e nel mondo globale “cercare il bene della città (Geremia 29:7)”
implica la difesa della laicità e della democrazia; •
sapida e non insipida (Matteo 5:13) non è la chiesa che rivolge appelli
moralistici, ma quella che sa annunciare la grazia:
sarà la dimensione della grazia ricevuta dalla fede che indicherà anche il
comandamento, la pretesa di Dio sulla nostra vita che porterà l'obbedienza come
dimensione della fede: “solo chi crede obbedisce, solo chi obbedisce crede
(Dietrich Bonhoeffer)”; l'obbedienza
a Dio nasce dalla fede e non è, dunque, una legge.
Il
Sinodo ritiene che debba essere mantenuta alta e costante l’attenzione sulle
conseguenze etiche poste dagli incessanti sviluppi delle scienze e delle
tecniche nonché delle loro applicazioni. In
particolare ritiene che vi sia ormai una priorità nell’approvazione di una
legge sulle direttive anticipate di fine vita, anche conosciute come
“testamento biologico”. La
sempre maggiore efficacia della medicina unitamente a molteplici altri fattori
permette infatti di prolungare sensibilmente il corso dell’esistenza umana
senza però garantire, al tempo stesso, la piena conservazione delle capacità
di intendere e di volere della persona. Poiché
la cura del malato, in ogni suo aspetto, deve sempre presupporre il suo consenso
fatta eccezione per le situazioni di necessità e di urgenza nessuno, neppure i
parenti, è abilitato a esprimere la volontà del paziente in vece sua. E’
principio di civiltà dare voce, attraverso una legge, alle scelte della persona
compiute con coscienza e volontà e in previsione di una futura incapacità
nell’esprimere validamente il suo pensiero. L’approvazione di una legge sulle direttive anticipate costituirebbe, tra l’altro, semplice adempimento della Convenzione di Oviedo del 1997, già ratificata dallo Stato italiano, e in particolare dell’art. 9 laddove si afferma che “i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte del paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà, saranno tenuti in considerazione”.
Per
effetto di tale provvedimento, in sede di scrutini finali nella scuola media
superiore, è stata introdotta la valutazione dell'insegnamento confessionale,
con l'attribuzione di un credito scolastico rifluente sul voto di diploma. Si
tratta di un sistema premiale volto a fronteggiare il drastico calo
(circa il 40%) registrato in particolare nel centronord, nella scelta di
avvalersi dell'IRC. Con altrettanta evidenza si
tratta però anche di una misura discriminatoria nei confronti degli
studenti che scelgono di non avvalersi dell'IRC, che è materia facoltativa, e che
si ritroveranno un voto di diploma inferiore, pur a parità di rendimento
scolastico.
Il
Sinodo, considerato -
che numerosi Stati continuano a comminare la pena capitale per i reati ritenuti
più gravi per le rispettive culture, -
che è in atto a livello degli organismi politici internazionali un'iniziativa
italiana volta a ottenere una moratoria mondiale della pena di morte, -
che la nostra fede evangelica ci impone di non rimanere indifferenti rispetto a
un processo politico carico di contenuti e implicanze etiche e spirituali, adotta
la seguente dichiarazione: «Non
uccidere»
è l’antichissimo comandamento di Dio che risuona sin dai giorni di Caino e,
attraversando secoli e millenni, riecheggia nel nostro tempo più attuale che
mai, perché l'essere umano – come singolo, come società, come Stato – non
ha ancora imparato a non uccidere. «Non
uccidere» Abele, l’innocente,
che è tuo fratello anche quando ti sembra o tu lo giudichi nemico – della
legge, della società, dell’umanità. Ogni omicidio è un fratricidio. «Non
uccidere» neppure Caino, il colpevole,
l’assassino, sul quale Dio, dopo il delitto, «mise un segno, affinché
nessuno, trovandolo, lo uccidesse» (Genesi 4,15). Nessuna
autorità è più grande di quella di Dio, che non vuole la morte di Caino.
Perciò nessuna autorità ha il diritto di condannarlo a morte. Condannare
a morte è un gesto che non lascia spazio al perdono
sia perché la vittima, che potrebbe perdonare, non lo può più fare sia perché
al colpevole, se viene ucciso, si toglie ogni possibilità di pentimento e di
ravvedimento, cioè si esclude ogni possibile riconciliazione. Condannare
a morte è un gesto irreparabile,
perché chi lo compie, chiunque esso sia – singolo, società, Stato – non lo
può in nessun modo revocare. La
pena, anche per i reati più gravi, compresi i crimini contro l'umanità, non
deve impedire: •
la possibilità di chiedere perdono da parte del colpevole, •
il diritto delle vittime alla verità e alla riparazione, •
la possibilità di reintegrazione nella società. Il
Sinodo invita perciò le chiese e i credenti a impegnarsi a favore di ogni
iniziativa che vada nella direzione di una moratoria o abolizione internazionale
della pena di morte.
Il
Sinodo, CONSIDERATA •
la condizione di discriminazione sociale e legislativa in cui versano molte
persone omosessuali nel nostro paese che, limitando oggettivamente il loro
diritto ad avere una affettività serena e responsabile, le rende oggetto di
violenza fisica e psicologica; •
la situazione, lesiva per i fondamentali diritti umani, a cui sono sottoposti
milioni di omosessuali nel resto del mondo là dove le persone omosessuali sono
esposte a persecuzioni nell’indifferenza quasi assoluta dei governi
occidentali, disinteressati anche alla problematica della concessione del
diritto d’asilo a coloro che sono soggetti, nel proprio paese d’origine, a
minacce, pene corporali e sovente anche a pena capitale per il loro diverso
orientamento affettivo; ESPRIME •
la propria solidarietà alle persone omosessuali oggetto di discriminazioni e
persecuzioni; •
la propria preoccupazione per il repentino aumento degli episodi di omofobia
sociale e fisica in Italia; •
la propria condanna ferma ed assoluta verso le persecuzioni e le condanne
capitali emesse in molti paesi nei confronti di persone omosessuali; INVITA •
in vista dell’AssembleaSinodo BMV di novembre 2007, le chiese ad appoggiare
organizzazioni, gruppi e iniziative tese a sensibilizzare l’opinione contro il
pericolo strisciante dell’omofobia e coloro che si impegnano per salvare dal
boia migliaia di persone condannate ingiustamente a causa del loro diverso
orientamento affettivo; •
le chiese a sostenere le veglie ecumeniche di preghiera contro l’omofobia che,
nell’ultimo anno, si sono susseguite in varie città d’Italia, specialmente
il 28 giugno (giornata internazionale di
festa del movimento di liberazione omosessuale) con l’appoggio trainante di
alcune nostre comunità locali.
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